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Come scrivere i testi del sito web per farsi trovare su Google: guida pratica per chi non è un SEO

Sette visitatori su dieci arrivano da Google. Ma i testi del tuo sito sono scritti per il motore di ricerca o solo per impressionare? Guida pratica per PMI.

7 Set 2026·9 min di lettura·Antonio Tufo
Laptop aperto con editor di testo e risultati di ricerca Google su sfondo scuro, rappresentazione della scrittura SEO per siti web

Secondo i dati di BrightEdge, oltre il 68% del traffico online ha origine da ricerche organiche. Questo numero, di per sé, dice poco finché non lo si legge dal verso giusto: significa che quasi sette visitatori su dieci che arrivano su un sito web lo fanno perché hanno cercato qualcosa su Google, e quel sito era tra i risultati. Non perché qualcuno ha condiviso il link, non per un'inserzione pagata, non per un passaparola diretto: soltanto perché il testo di quel sito era scritto in un modo che Google ha capito e ritenuto rilevante.

Nei progetti che seguo, questa è una delle prime cose che controllo quando un cliente mi dice che il sito non porta clienti. Quasi sempre trovo testi scritti bene, grammaticalmente corretti, a volte anche eleganti, che però Google non riesce a collegare alle ricerche reali dei potenziali clienti. Non è un problema di qualità della scrittura: è un problema di prospettiva. Si scrive pensando a come si descrive l'azienda, non a come cercano i clienti. E la differenza, in termini di visibilità su Google, è enorme.

In questo articolo vado a spiegare come si scrivono i testi di un sito web per farsi trovare su Google, partendo dalle basi e arrivando ai dettagli pratici che puoi applicare subito, anche senza avere un esperto SEO al tuo fianco.

Come pensa Google quando legge il tuo sito

Prima di entrare nel pratico, è utile capire la logica di fondo. Google ha un obiettivo preciso: quando qualcuno fa una ricerca, vuole mostrare i risultati più utili possibile per quella domanda specifica. Per farlo, legge miliardi di pagine web e cerca di capire di cosa parla ciascuna, qual è il suo argomento principale, per quale tipo di domanda sarebbe una buona risposta.

Questo processo di lettura e classificazione si chiama indicizzazione, ed è del tutto automatico. Google non guarda le immagini, non ascolta i video, non percepisce il design: legge i testi. Dunque, se il tuo sito è bello a vedersi ma i testi sono vaghi o generici, Google non ha elementi concreti su cui basarsi per capire cosa offri e a chi.

La conseguenza pratica è questa: i tuoi testi devono contenere le stesse parole che i tuoi clienti usano quando cercano quello che offri tu. Non il vocabolario che usi tu per descrivere il tuo lavoro, ma quello che digita il cliente nel campo di ricerca di Google. Queste due cose sono spesso molto diverse, e trovarle è il punto di partenza di qualsiasi lavoro sui testi.

Prima di scrivere: capire cosa cercano i tuoi clienti

Il punto di partenza non è aprire un documento e cominciare a scrivere. È capire quali parole e frasi i tuoi clienti usano davvero su Google quando cercano qualcuno come te.

Faccio un esempio concreto. Un commercialista di Lecce potrebbe descrivere i suoi servizi come "consulenza fiscale e tributaria per persone fisiche e giuridiche". È una descrizione accurata, ma non è quello che digita su Google chi cerca un commercialista. Quella persona cerca "commercialista Lecce", "dichiarazione dei redditi Lecce", "aprire partita IVA Lecce". Sono termini molto più diretti, molto più legati all'esigenza concreta del momento.

Per trovare queste parole hai diversi strumenti a disposizione. Il più semplice e gratuito è Google stesso: inizia a digitare nel campo di ricerca le parole che descrivono il tuo servizio e guarda i suggerimenti automatici che appaiono. Questi suggerimenti vengono generati in base a quello che le persone reali cercano, dunque sono una fonte preziosa. Un altro strumento utile è la sezione "Le persone hanno chiesto anche" che appare nei risultati di Google per molte ricerche: ti mostra le domande correlate che gli utenti fanno, e spesso contengono esattamente le parole che dovresti usare nei tuoi testi.

Se hai accesso a Google Search Console (uno strumento gratuito di Google che puoi collegare al tuo sito), puoi vedere per quali ricerche il tuo sito è già apparso, anche se non si è posizionato bene. Questo è spesso il modo più veloce per trovare keyword pertinenti: il sito ti sta già dicendo per cosa Google lo considera rilevante, anche se non ai livelli che vorresti.

La homepage: dove si vince o si perde la partita

La homepage è la pagina più importante del tuo sito dal punto di vista SEO, dal momento che è quella che riceve la maggior parte dei link esterni e quella che Google valuta con più attenzione per capire l'identità del sito nel suo complesso.

Il problema che vedo più spesso nelle homepage delle PMI è un testo di apertura troppo generico. Frasi come "Siamo un'azienda leader nel settore con anni di esperienza" oppure "Offriamo soluzioni personalizzate per ogni esigenza" dicono tutto e niente, e Google non riesce a collegarle a nessuna ricerca specifica.

Una homepage efficace dal punto di vista SEO dice chiaramente, nelle prime righe e senza ambiguità: cosa fai, per chi lo fai, e dove lo fai. Per un idraulico di Taranto questo significa qualcosa del tipo: "Impianti idraulici e riparazioni urgenti a Taranto e provincia". Cinque parole, immediatamente comprensibili per Google e per il cliente che arriva sulla pagina.

Questo non significa che il testo deve essere asciutto o poco curato: significa che il COSA deve essere esplicito, non lasciato all'interpretazione. Puoi costruire sopra testi ricchi, descrittivi, che raccontano l'approccio e i valori dell'azienda, ma la keyword principale deve essere presente nella prima sezione, preferibilmente nell'intestazione principale della pagina (il cosiddetto H1), e poi ripetuta in modo naturale nel resto del testo.

Le pagine servizio: il posto dove si convertono i clienti

Se la homepage dice chi sei, le pagine servizio dicono cosa fai nel dettaglio. Ogni servizio principale dovrebbe avere una pagina dedicata, non essere elencato in due righe in una pagina unica intitolata "I nostri servizi".

Il motivo è semplice: una pagina dedicata può essere ottimizzata per una keyword specifica, può contenere testi approfonditi che rispondono alle domande reali dei potenziali clienti, e può guadagnare autorità nel tempo come risorsa pertinente per quella ricerca. Una pagina che elenca dieci servizi in dieci righe non può fare nessuna di queste cose.

Quando scrivi una pagina servizio, parti dalla domanda che il cliente si farebbe prima di cercarti: "Come funziona?", "Quanto dura?", "Ho davvero bisogno di questo o posso farne a meno?", "Cosa succede se qualcosa va storto?". Rispondendo a queste domande nel testo della pagina, ottieni due risultati contemporaneamente: dai informazioni utili al visitatore, e crei contenuto che Google può collegare a ricerche reali.

Includi la keyword principale nel titolo della pagina, nel primo paragrafo, e in almeno un paio di intestazioni interne. Non forzarla ogni tre frasi: i testi innaturali penalizzano sia la leggibilità per il visitatore sia il punteggio SEO, dal momento che Google riconosce il cosiddetto "keyword stuffing" e lo considera un segnale negativo.

I tag title e le meta description: il tuo biglietto da visita nei risultati di ricerca

Quando il tuo sito appare in una pagina di risultati di Google, le prime cose che il visitatore vede non sono i testi del sito: sono il tag title e la meta description. Il tag title è il testo blu cliccabile, la meta description è la descrizione in grigio sotto.

Questi due elementi non li scrivi direttamente nel testo della pagina: si impostano nella sezione tecnica del CMS o nella configurazione del sito. Ma è importante che tu li consideri parte del lavoro sui contenuti, non un dettaglio tecnico da lasciare al caso.

Il tag title dovrebbe contenere la keyword principale e il nome dell'attività, essere lungo tra i 50 e i 60 caratteri, e descrivere in modo preciso il contenuto della pagina. La meta description non influisce direttamente sul posizionamento (non è un fattore di ranking), ma influisce sul tasso di click: un testo ben scritto, che invita a cliccare e che promette qualcosa di specifico e utile, porta più visitatori a scegliere il tuo risultato rispetto a quello del concorrente, seppur il posizionamento sia uguale.

Il blog aziendale: non è solo per chi ha tempo di scrivere

Una delle obiezioni che sento più spesso è questa: "Il blog è inutile per la mia attività, chi viene a leggere i miei articoli?" È una domanda comprensibile, ma parte da una premessa sbagliata: il blog non serve principalmente per avere lettori, serve per dare a Google ulteriori segnali di pertinenza su argomenti correlati al tuo lavoro.

Ogni articolo del blog è una pagina aggiuntiva che Google può collegare a una ricerca specifica. Un elettricista di Foggia che pubblica un articolo su "quando è il momento di rifare l'impianto elettrico di casa" sta creando una pagina che può posizionarsi per quella ricerca, portando visitatori che non avrebbero mai trovato la homepage cercando genericamente "elettricista Foggia". Sono visitatori diversi, con un'esigenza diversa, in un momento diverso del loro processo di ricerca. E spesso sono i più pronti a diventare clienti, proprio perché stanno cercando informazioni su un problema specifico che tu potresti risolvere.

Non è necessario pubblicare ogni settimana. Anche quattro o sei articoli all'anno, scritti con cura e pensati per rispondere a domande reali dei tuoi clienti, costruiscono nel tempo un patrimonio di contenuti che lavora per te in modo continuativo, senza che tu debba fare altro.

Gli errori che vedo più spesso e come evitarli

Il primo errore è copiare testi da altri siti o usare testi generati in modo automatico senza personalizzarli. Google riconosce i contenuti duplicati e non li posiziona: peggio ancora, se più pagine del tuo sito hanno contenuti molto simili tra loro, Google può penalizzare l'intero dominio.

Il secondo errore è concentrarsi soltanto sulla homepage e trascurare le pagine interne. Nei progetti che seguo, alcune delle pagine che portano più traffico sono spesso quelle di servizio secondarie o addirittura articoli del blog, non la homepage. La SEO è distribuita su tutto il sito, non concentrata su un'unica pagina.

Il terzo errore è usare termini tecnici del proprio settore senza verificare che siano davvero quello che i clienti cercano. Un'agenzia di comunicazione che ottimizza il sito per "brand identity" potrebbe scoprire che i suoi potenziali clienti cercano "logo aziendale" o "immagine coordinata": termini meno tecnici, ma con un volume di ricerca molto più alto.

Cosa puoi fare da solo e cosa conviene delegare

Alcune parti del lavoro sui testi puoi iniziare a farle subito: identificare le keyword principali con i suggerimenti di Google, riscrivere i titoli delle pagine per renderli più specifici, aggiungere frasi descrittive che includano la città e il servizio nella homepage. Questi interventi non richiedono competenze tecniche e possono portare miglioramenti visibili in poche settimane.

Le parti più tecniche, come la configurazione dei tag title e delle meta description, l'analisi dei dati di Google Search Console, la struttura dei link interni tra le pagine, o la velocità di caricamento del sito, richiedono invece chi ha esperienza concreta. Non perché siano impossibili da imparare, ma perché fatte male hanno conseguenze che si pagano nel tempo, ed è proprio quello che voglio evitare quando prendo in mano un sito che non si posiziona.

Se vuoi capire da dove partire nel tuo caso specifico, posso analizzare la situazione del tuo sito in una chiamata di venti minuti. Scrivi dalla pagina contatti e ti rispondo entro 24 ore.

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Antonio Tufo

Full-Stack Developer & Interaction Designer. Lavoro con startup e PMI italiane.

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