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Quando l'AI inventa: come riconoscere le allucinazioni prima che ti creino problemi

I modelli AI producono informazioni false con la stessa sicurezza con cui producono quelle vere. Come riconoscerlo e come usare l'AI in modo da ridurre il rischio nel lavoro quotidiano.

29 Giu 2026·7 min di lettura·Antonio Tufo
Schermata di un'interfaccia AI con testo in output su sfondo scuro, rappresentazione di un modello di linguaggio che genera risposte

Nella prima metà del 2026, mentre sempre più imprenditori e professionisti hanno integrato ChatGPT, Claude e Gemini nel lavoro quotidiano, c'è un fenomeno di cui si parla ancora poco al di fuori dei circoli tecnici: le allucinazioni. Non nel senso filosofico del termine, ma nel senso specifico in cui lo usano chi lavora con questi strumenti: il comportamento per cui un modello AI produce informazioni false con la stessa sicurezza con cui produce quelle vere. Ho visto succedere situazioni di questo tipo nelle realtà con cui lavoro: dati statistici inseriti in proposte commerciali, riferimenti normativi usati in comunicazioni ufficiali, nomi di studi e ricerche citate in presentazioni, tutti prodotti da un modello AI con il tono autorevole di chi stesse leggendo da una fonte verificata. Il problema è che non lo erano.

Questo articolo non è un invito a smettere di usare l'AI. È il contrario: è un invito a capire come funziona davvero questo problema, così da poter usare questi strumenti in modo più consapevole e, dunque, più efficace nel tempo.

Cos'è un'allucinazione AI: spiegato senza tecnicismi

Un modello di linguaggio come ChatGPT, Claude o Gemini non pensa nel senso in cui lo facciamo noi. Non ha accesso a un database di fatti verificati che consulta quando risponde a una domanda. Produce testo statisticamente coerente basandosi su pattern appresi durante l'addestramento, dal momento che in quella fase ha letto quantità enormi di materiale scritto e ha imparato a prevedere quale parola o frase viene naturalmente dopo un'altra in modo convincente.

Questa architettura funziona molto bene per una serie di compiti precisi: riformulare un testo, spiegare concetti complessi in modo accessibile, generare varianti di un contenuto, strutturare un ragionamento. Ma ha un punto debole specifico: quando il modello non conosce una risposta, spesso non lo ammette. Invece di rispondere "non ho informazioni sufficienti su questo", produce una risposta che sembra plausibile e ben formulata, ma che può essere in tutto o in parte inventata. Quest'ultimo comportamento è ciò che si chiama allucinazione: il modello genera informazioni false con lo stesso tono sicuro e autorevole con cui genera quelle corrette.

La cosa più importante da capire, e che cambia il modo in cui ci si approccia a questi strumenti, è che non c'è un segnale visivo che distingue una risposta vera da una inventata. Non cambia il formato, non compare nessun avviso, non si abbassa il tono della voce. Le due risposte si presentano esattamente allo stesso modo.

Perché accade: la radice del problema

Il motivo per cui i modelli allucinano ha a che fare con la natura stessa di come sono stati costruiti. Sono stati addestrati a produrre testo coerente e convincente, non a distinguere in modo affidabile tra ciò che sanno con certezza e ciò che stanno stimando. Questa distinzione è qualcosa che un essere umano esperto sa fare naturalmente: sa quando è sul terreno sicuro di ciò che ha studiato a fondo, e sa quando sta ragionando per analogia su qualcosa che conosce in modo superficiale.

I modelli di linguaggio, seppur molto capaci in molti ambiti, non hanno questa consapevolezza metacognitiva in modo affidabile. Possono produrre una risposta estremamente specifica, con numeri, date, nomi di persone e citazioni letterali, su un argomento di cui non hanno informazioni reali, proprio perché il loro obiettivo è completare il testo in modo plausibile, non necessariamente in modo vero. Il modello non mente in senso intenzionale: semplicemente non ha la struttura interna per distinguere tra il ricordare qualcosa e l'inventarlo in modo convincente.

Perché è un problema concreto per chi usa l'AI nel lavoro

Se usi l'AI per riformulare email, strutturare proposte commerciali o fare brainstorming su idee, il rischio di allucinazione è basso. Stai lavorando su materiale che hai fornito tu, e il modello sta soltanto trasformando qualcosa che già esiste. Il problema emerge con forza quando usi l'AI per recuperare informazioni fattuali che non possiedi già: dati di mercato, percentuali statistiche, normative vigenti, citazioni di studi, informazioni su aziende specifiche, procedure burocratiche aggiornate.

Nei progetti che seguo, ho imparato nel tempo a distinguere due modalità d'uso dell'AI molto diverse: l'uso trasformativo, in cui il modello lavora su materiale che hai già fornito tu, e l'uso informativo, in cui gli chiedi di dirti cose che non sapevi ancora. Il secondo tipo di uso richiede un approccio completamente diverso, dal momento che il rischio di incontrare informazioni generate anziché recuperate è significativamente più alto.

Un professionista che prepara una presentazione e chiede a ChatGPT quali siano i dati recenti su un determinato mercato può ricevere percentuali precise, con fonte citata, che non esistono. La fonte potrebbe essere reale ma il dato falso. Oppure entrambi potrebbero essere stati generati di sana pianta. Il modello non farà distinzioni: presenterà tutto con la stessa autorevolezza.

Come riconoscere quando un modello sta inventando

Non esiste un segnale infallibile, ma ci sono indicatori concreti che vale la pena imparare a riconoscere nel tempo.

Il primo è la specificità eccessiva su dati non verificabili. Quando un modello ti fornisce percentuali precise al decimale, date esatte di pubblicazione, nomi di ricercatori specifici o titoli letterali di studi accademici, è il momento di alzare la guardia. La specificità crea un'impressione di autorevolezza, ma può essere proprio il meccanismo attraverso cui l'allucinazione ti convince. Più il dato è preciso e specifico, più vale la pena verificarlo direttamente sulla fonte originale prima di usarlo.

Il secondo indicatore è la citazione di fonti che non riesci a trovare. Se un modello ti cita uno studio di una specifica università su un argomento di nicchia, cerca quello studio. Vai sul sito dell'università, cerca su Google Scholar, cerca il titolo esatto. Se non lo trovi, è probabile che non esista nella forma in cui ti è stato presentato. I modelli inventano titoli di pubblicazioni, nomi di autori e anni di pubblicazione con la stessa naturalezza con cui generano qualsiasi altro testo, dal momento che stanno soltanto costruendo una frase plausibile, non recuperando una fonte reale.

Il terzo indicatore è la risposta troppo completa e troppo sicura. Quando fai una domanda complessa su un argomento specifico e il modello risponde in modo esaustivo, senza nessuna incertezza, senza "non ho dati aggiornati su questo" o "ti consiglio di verificare con una fonte primaria", può essere un segnale che sta riempiendo spazi vuoti con contenuto generato. I modelli meglio calibrati tendono a esprimere incertezza quando è appropriato farlo. Se la risposta che ricevi è sempre sicura e completa su qualsiasi cosa chieda, è il caso di essere più scettici, non meno.

Come ridurre il rischio: le regole pratiche

La prima regola pratica è non usare mai l'AI come fonte primaria per informazioni fattuali che andranno in documenti ufficiali, comunicazioni con clienti, o decisioni rilevanti per il tuo lavoro. L'AI può aiutarti a strutturare il ragionamento attorno a informazioni che hai già verificato, a riformulare contenuti esistenti, a identificare le domande giuste da esplorare. Ma le informazioni stesse devono venire da fonti che puoi controllare direttamente: siti ufficiali, documenti originali, database affidabili.

La seconda regola è chiedere esplicitamente al modello di indicare i propri limiti. Una formula che funziona nella pratica è aggiungere alla richiesta qualcosa di simile a: "Se non hai informazioni certe su questo, dimmi esplicitamente che non lo sai invece di stimare". I modelli moderni rispondono bene a questo tipo di istruzione, seppur non in modo infallibile. Almeno aumenti la probabilità che il modello segnali la propria incertezza invece di nasconderla sotto una risposta apparentemente completa.

La terza regola è usare strumenti con accesso a fonti verificabili quando hai bisogno di informazioni fattuali. Perplexity, Claude con strumenti di ricerca attivi, ChatGPT con browsing abilitato: questi strumenti citano pagine web reali che puoi andare a controllare direttamente. Non eliminano completamente il problema, ma lo riducono in modo significativo per le domande fattuali, dal momento che il modello lavora su testo recuperato da fonti esistenti invece di generarlo dal nulla.

Come ragiono io nella pratica

Nei miei flussi di lavoro ho sviluppato un approccio semplice che mi ha aiutato a evitare problemi concreti. Quando uso l'AI per raccogliere informazioni su un argomento che non conosco già bene, tratto l'output come una prima bozza ipotetica, non come fatti accertati. Identifico ogni dato, citazione o statistica che compare nella risposta e li considero mentalmente come "da verificare" finché non ho trovato la fonte originale che conferma quella specifica informazione.

Questo approccio richiede tempo aggiuntivo rispetto al fidarsi direttamente dell'output, di certo. Ma è significativamente meno tempo di quello che richiederebbe gestire le conseguenze di avere condiviso un'informazione sbagliata con un cliente, di avere pubblicato un dato inesatto su un proprio canale, o di avere basato una decisione su una procedura che non esiste nella forma in cui ti era stata descritta dal modello.

Un'altra cosa che ho trovato utile è usare l'AI stesso come strumento di verifica, seppur con cautela. Se ho un dubbio su un dato che mi è stato fornito da un modello, a volte chiedo a un altro modello di confermarlo o di indicarmi dove potrei trovare la fonte originale. Non è infallibile, dal momento che i modelli possono concordare su informazioni sbagliate, ma quando due modelli diversi si contraddicono sullo stesso punto, è un segnale forte che vale la pena andare a cercare la fonte primaria invece di fare affidamento su uno dei due.

Cosa cambia con i modelli più recenti

I modelli dell'ultima generazione sono generalmente più calibrati nel riconoscere i propri limiti rispetto a quelli di due o tre anni fa. Tendono a esprimere riserve più frequentemente, a usare formule come "non ho dati aggiornati su questo" o "ti consiglio di verificare questa informazione su una fonte ufficiale". Questo è un miglioramento reale che emerge dall'uso quotidiano.

Ma non sono immuni dalle allucinazioni, in particolar modo su argomenti molto specifici, su eventi successivi al loro addestramento, su dati di nicchia o su domande che richiedono informazioni molto recenti. Il fatto che i modelli stiano migliorando non è un motivo per abbassare la guardia. È semmai un motivo per usarli con più fiducia sui compiti giusti, ossia quelli trasformativi e creativi, mantenendo però lo stesso approccio critico quando si tratta di generare informazioni fattuali nuove che non puoi verificare immediatamente.

La distinzione che vale la pena tenere sempre presente è questa: l'AI è uno strumento potentissimo per trasformare, strutturare e amplificare materiale che già possiedi. È uno strumento da trattare con cautela quando si tratta di generare informazioni nuove su cui non hai già una base di conoscenza. Questa distinzione, una volta interiorizzata davvero, cambia profondamente il modo in cui usi questi strumenti e, dunque, la qualità e l'affidabilità dei risultati che ottieni nel lavoro quotidiano.

Usarla bene è una competenza, non una scorciatoia

La cosa che cerco di trasmettere a chi inizia a usare questi strumenti nel proprio lavoro è questa: l'AI è straordinariamente brava a sembrare AFFIDABILE. Questa caratteristica, proprio perché rende il testo fluido, specifico e convincente, è anche la principale fonte di rischio per chi non conosce il fenomeno delle allucinazioni. Usarla bene significa non smettere mai di chiedersi: questo dato da dove viene? Lo posso verificare su una fonte primaria?

Non si tratta di diffidare dell'AI in modo generico, ma di capire su quali tipi di compiti questi strumenti sono genuinamente potenti e su quali tipi di compiti richiedono invece una supervisione attiva. Chi arriva a questa comprensione smette di essere deluso dai limiti dell'AI e inizia a ottenere risultati concreti e affidabili, perché sa esattamente cosa chiedere e cosa verificare.

Se stai cercando di capire come integrare questi strumenti nel tuo lavoro quotidiano in modo che funzioni davvero, sono disponibile per una chiamata esplorativa senza impegno. Trovi i miei contatti sulla pagina dedicata del sito.

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Antonio Tufo

Full-Stack Developer & Interaction Designer. Lavoro con startup e PMI italiane.

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